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IL FILO ROSSO |
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July 26 CONTRO LA PENA DI MORTE
PER STEFANO.Carissimo Stefano, rispondo al commento che mi hai scritto e lo faccio qui, nel mio blog (dopo aver lasciato un avviso sul blog del gruppo musicale di cui fai parte) perché qui c’è la mia piccola “tribù” di amici con cui, abitualmente e con la pacatezza dei toni che ci inorgoglisce, siamo soliti scambiarci opinioni di vario genere e sui temi più disparati. Giustamente, esprimi le tue perplessità sulla stampa nazionale, condivisibile in pieno. Ma, a prescindere da ciò, le considerazioni da fare in merito sono diverse: 1°) domenica scorsa (22 luglio) ho ascoltato con le mie orecchie in tv le interviste rilasciate dalla viva voce degli stessi abitanti di Montalto (uomini e donne, bada bene!) i quali, sollecitati ad esprimere un commento sul grave episodio avvenuto nella loro cittadina, pur con vari toni e sfumature, esprimevano una tanto evidente quanto deprecabile (a mio avviso) solidarietà più a favore dei ragazzi coinvolti nello stupro che non verso la vera vittima del fattaccio, ovvero la ragazzina minorenne. Lo stesso giornalista in studio (Franco Di Mare se non ricordo male) esibiva tutto il suo stupore e, diciamolo pure, la sua indignazione verso un atteggiamento così tollerante, considerando –lo ripeto- che fra quelle voci vi erano anche delle donne! 2°) quella riportata dai giornali e dalla tv non era un’opinione, ma una notizia: secca e circostanziata. Era la cronaca di un evento e della decisione assunta dal Sindaco: punto e basta. 3°) il fatto che i servizi sociali abbiano sollecitato il Sindaco a prendere una decisione così discutibile, non assolve lo stesso. Meglio avrebbe fatto (ed avrebbe potuto farlo!) il Signor Salvatore Carai a rifiutarsi di avvallare questa segnalazione per spendere quel danaro PUBBLICO in opere sicuramente più utili per la sua comunità, senza escludere l’eventualità di organizzare una sagra di paese con tanto di banda e di fuochi pirotecnici, di certo più gradevole per il benessere spirituale dei suoi concittadine ed elettori. Se a tutto ciò aggiungi il fatto che, come ha segnalato sul mio blog l’amico Nabel, uno degl’imputati è nipote del Sindaco…bè, allora consentimi di storcere il naso con tutta la perplessità di cui dispongo… 4°) pur essendo evidente la mia appartenenza politica, non credo che l’essere di centro o di sinistra serva a conferire alla nostra testa una capacità di ragionamento superiore a quella di chi si schiera a destra. Qui non si tratta di “ragionamenti”, mio caro Amico, ma di coscienza! D’altra parte, è pur vero che un’ideologia di sinistra, oltre che a favore di una giustizia garantista e “giusta”, dovrebbe schierarsi a favore della dignità e dell’emancipazione femminile: o sbaglio?.... 5°) correttamente, sottolinei l’opportunità di attendere lo svolgimento del processo, ma pure mi chiedo: cosa dovrebbe essere chiarito nel corso del dibattimento? Che la ragazzina era ubriaca fradicia? O che li ha aizzati, scatenando nei giovanotti una tempesta ormonale di tale portata da renderli simili a bestie? O che aveva manifestato apertamente il desiderio irrefrenabile di essere posseduta da otto animali contemporaneamente? La domanda che ti rivolgo, e che –bada bene!- vuole essere solo una benigna provocazione, è la seguente: se un episodio del genere fosse avvenuto a tua sorella o a tua madre o alla tua compagna, come avresti reagito? Cosa avresti invocato da un tribunale? Vivo in una Città, Bari, in cui il tasso di delinquenza minorile è fra i più alti in Italia. Adolescenti che scippano, che spacciano, che commettono furti e rapine a mano armata, che restano in una pozza di sangue lasciata sull’asfalto. Ragazzi ai margini della società, con un tasso di scolarizzazione bassissimo, costretti a vivere nell’indigenza più nera. Il Carcere minorile della mia Città esplode ed è sicura anticamera per un futuro ancor più infausto del loro presente. Ma mai nessun Sindaco, credimi, si è mai sognato di mettere a disposizione di costoro, di questa massa umana impregnata d’infelicità e di tormento, un solo euro per pagare le parcelle dei loro avvocati difensori… Ti abbraccio fraternamente. Maurizio.
July 23 SCANDALOSO! Festa di 18 anni in paese. Un certo Giuseppe, il 31 marzo scorso, fa le cose in grande: oltre cento invitati, molti imbucati. Una ragazza di 16 anni viene portata in una pineta alle porte di Montalto di Castro, a 500 metri dal locale: in otto la circondano minacciosamente. Uno inizia a spogliarla. Poi si fanno avanti gli altri. Uno stupro di gruppo andato avanti tre ore. Oggi il Comune ha deciso: quei ragazzi vanno difesi con i soldi dell'amministrazione. È lo stesso sindaco a rivendicare la scelta: cinquemila euro a testa «per garantire un giusto processo». Una decisione che, nel centro a 110 chilometri a nord di Roma, sull'Aurelia, ha scatenato durissime polemiche. «È una vergogna, uno scandalo. Quei soldi pubblici — ha dichiarato Miranda Perinelli, della segreteria provinciale della Cgil di Viterbo — sono usati contro una sedicenne che ha avuto il coraggio di denunciare la violenza sessuale subita. È incredibile ma è così». Ma il sindaco di Montalto Salvatore Carai, diessino eletto in una coalizione dell'Ulivo, non ci sta. Respinge le critiche, professa la sua fede «al principio di presunzione d'innocenza » e si dice con convinzione «garantista »: «Così abbiamo deciso di aiutare questi ragazzi che non sono in grado di provvedere da soli, né con l'aiuto delle famiglie, alla loro difesa. Sono operai, apprendisti, gente con poche possibilità economiche ». Ma non bastava l'avvocato d'ufficio, pagato dallo Stato? «Mi intendo poco di queste cose — ribatte Carai — ma è chiaro che questi soldi dovranno restituirli: hanno firmato anche una fidejussione. I genitori mi hanno fatto una richiesta per iscritto e, su proposta dei servizi sociali, ho risposto positivamente. È vero, questi ragazzi forse hanno sbagliato: ma tocca a noi condannarli? ». Una posizione ritenuta inaccettabile dalla Perinelli, che sollecita «le istituzioni, le forze politiche e la consigliera delegata alle pari opportunità della Provincia ad esprimersi a sostegno della ragazza vittima dello stupro». «Oltre a gridare forte il nostro sdegno e profondo disprezzo — aggiunge la Perinelli — chiediamo se sia legittimo utilizzare i soldi pubblici per questo fine». All'indomani degli arresti, gli amici a Montalto avevano fatto muro: «Era un gioco, lei ci stava, era ubriaca fradicia, non è una santarellina. Aveva la minigonna nera e li ha provocati ». Solo uno, davanti ai genitori, aveva ammesso: «Ho sbagliato, ho fatto una c... ». Poi più nulla, da nessuno: né una lacrima né un gesto di pentimento. Oggi, a loro favore, il Comune è pronto a concedere il prestito. «È chiaro che questo è un caso limite, proprio perché sono coinvolti dei minori — precisa Carai — non a caso la delibera è stata predisposta in base a una relazione delle assistenti sociali, in cui si evidenzia che quei ragazzi vanno comunque sostenuti. Ho piena fiducia nella giustizia: anche se dovessero risultare colpevoli, le istituzioni avrebbero comunque il dovere di favorire il loro recupero e il loro reinserimento sociale». Alla domanda se abbia compiuto qualche gesto di solidarietà anche verso la povera ragazzina vittima di violenza, il sindaco Carai però si schermisce: «Non la conosco, non l'ho mai vista in faccia. Non mi ha mai chiesto niente». Flavia Fiorentino
19 luglio 2007 July 19 VITA SPERICOLATAVOGLIO UNA VITA MALEDUCATA
Quando Vasco presentò questa canzone a Sanremo (nel 1983) eravamo poco più che ventenni. Diventò subito il nostro inno, una sorta di “dichiarazione d’intenti” che ci accomunava. La malinconia struggente della melodia che avvolge un testo così provocatorio, così forte, ci emozionò parecchio. In quella canzone c’eravamo noi! Un anno dopo sarei partito per la “naja”, a Roma, dove la mia “vita spericolata” raggiunse il suo apice. Al mio rientro, nell’ 85, molte cose erano cambiate. Un paio di amici non c’erano più, strappati dalla vita terrena proprio a causa degli eccessi di un’esistenza troppo “spericolata”. Gli altri, compreso il sottoscritto, piegarono la testa per adattarsi a scelte impensabili fino ad un paio di anni prima: il matrimonio, dei figli, il completamento degli studi, il lavoro… Torce spente. Altro che “vedrai che vita, vedrai”… Treni deragliati che si rimettevano sui binari. Fanculo, Vasco, poeta maledetto! Hai preso i nostri sogni ed hai composto una canzone. Ed ora siamo soli, dopo più di 20 anni, ancora qui a leccarci quelle ferite che ci fanno sentire così maledettamente “diversi”, incapaci di sopportare una cravatta per più di un’ora, con quella rabbia mai sopita del tutto che ancora continua a svegliarci la notte col cuore in gola…E quella nausea, quella dannata nausea che non ha mai smesso di prenderci ogni volta che incontriamo un volto infarinato o un sorriso ipocrita o una mano che sembra un’anguilla, viscida… Ancora a sognare quel “viaggio” mai fatto verso una meta mai compresa fino in fondo… Quando finirà? Quando finirà? July 16 SOLITUDINEOramai mi rendo conto che i “valori” di questi tempi impongono sempre di più degli stili di vita che mi risultano difficili da accettare. Ad esempio, provo a confrontarmi con la gente su un’idea di viaggio in completa solitudine e vengo scambiato per un asociale se non proprio per un pazzo. Propongo il silenzio come un mezzo costruttivo di riflessione, di arricchimento dell’animo e finisco per dare di me un’immagine esteriore di insopportabile pesantezza. Non vengo frainteso, no. Semplicemente, sono idee difficilmente condivisibili. Né provo disagio, se non verso certi stili che non mai ho sentito miei. Ho volutamente cercato gli angoli più solitari per sedermi in riva al mare ad osservare, per ore, la linea di confine verso l’infinito, seguendo con lo sguardo il volo libero di un gabbiano e gonfiando i miei polmoni con l’aria salmastra che rigenerava ogni mia cellula. E mi sentivo vivo. Stavo bene. Forse era felicità, ma di certo avvertivo un tale senso di beatitudine che addirittura mi procurava un lieve stordimento, quasi una vertigine. Mi sentivo lieve come una piuma, sospeso nell’aria. Il tempo finiva per diventare una misura fisica molto relativa. Sì, perché non so quanti minuti o quante ore sia rimasto così, fermo a fissare l’orizzonte. A duecento metri da me udivo le urla dei ragazzi che giocavano sulla sabbia, la musica, il cicaleccio della gente. E tutto ciò era violenza, per me. Era un fastidio straziante che squarciava come un’ascia quel senso di benessere che era solo mio, che avevo cercato e desiderato tanto. In quella solitudine ritrovavo la mia vera libertà, il vero Amore verso la mia vita e mai come in quei momenti l’ho sentita preziosa ed unica. Non avrei voluto nulla e nessuno accanto a me, in quei momenti. Non la mano della mia amata né il suo sguardo né il suo respiro. Nulla. Solo il silenzio e la solitudine e la mia libertà di vivere e di essere come sono…
July 11 AVER PAURA....Aver paura d'innamorarsi troppo non disarmarsi per non sciupare tutto non dire niente per non tradir la mente è un leggero dolore che però io non so più sopportare. Non farsi vivo e non telefonare parlar di tutto per non parlar d'amore cercar di farsi un po' desiderare è proprio un vero dolore Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti amori e non studiarsi ubriacarsi di fiducia per uscirne finalmente fuori Aver paura di confessare tutto per il pudore d'innamorarsi troppo finger che anch'io le altre donne vedo è un leggero dolore temere di mostrarsi interamente nudo e soffocare la sana gelosia e controllarsi non dirti che sei mia voler restare e invece andare via è proprio un vero dolore Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti amori e non studiarsi ubriacarsi di fiducia per uscirne finalmente fuori... (L. BATTISTI) July 08 STRANESSSS (2)E’ COME PRENDERE UN CAFFE'.... C’è solo da augurarsi che fra i preamboli di vario genere e le coccole del “dopo”, il tempo dedicato al più bel gioco del mondo sia un po’ più dilatato…
VASCOUNA "BOTTA" ENERGETICA DI SANO ROCK!...
LA MIA CANZONE "MANIFESTO"..
GL
Se siete "quelli comodi" che "state bene voi"...
NON SORRIDETE...GLI SPARI SOPRA...SONO PER VOI!!!... July 04 STRANESSSS (1)SESSO STRANO Secondo una recentissima statistica effettuata dall' Associazione italiana di sessuologia clinica, su un largo campione di donne tra i 25-45 anni, è emerso che lei non ha tabù in fatto di sesso e lo chiede di farlo sempre di più in modo strano. Ecco la classifica dei loro gusti: 1. Prima che lui vada ad una cena importante di lavoro 2. In mezzo al cibo sul tavolo della cucina 3. Dopo essersi dipinti i corpi a vicenda 4. Dopo essersi spalmati di crema e cioccolato i loro corpi 5. Nella toilette del cinema durante l'intervallo di un film 6. Al ristorante nella toilette o comunque in un posto appartato 7. Mentre lui sta per uscire di casa per recarsi al lavoro 8. In aereo 9. In ascensore 10. In un parco pubblico
LA FANTASIA DELLE DONNE E' INSUPERABILE!!........... SERGIO CAMMARIERE
SERGIO CAMMARIERE.
June 30 LA CINA E' VICINA?La Cina è il paese dove si contano il maggior numero di condannati a morte, anche se mancano statistiche ufficiali in materia. Tra i circa 65 reati vi sono l’omicidio, il traffico di droga, alcuni reati economici, politici, d’opinione, il commercio di pornografia, l’uccisione di alcuni animali sacri. Sono organizzate manifestazioni di massa per la lettura della sentenza di morte e l’esecuzione è compiuta subito dopo: i condannati sono mostrati al pubblico con la testa reclinata, le mani legate dietro la schiena ed un cartello con il nome e l’indicazione dei crimini commessi legato al collo. Vi è una violazione dei diritti fondamentali: molti trascorrono il periodo che va dalla condanna a morte all’esecuzione ammanettati e coi ferri alle caviglie; Di solito vengono espiantati gli organi del condannato, ma senza chiedere il consenso alla famiglia. Spesso l’annuncio di una condanna a morte viene fatta in luoghi pubblici e i condannati vengono esposti al pubblico e costretti ad abbassare la testa e a tenere al collo un cartello con il loro nome ed il crimine commesso. Amnesty Interntional ritiene che questo sia un trattamento crudele e degradante. Agli imputati è spesso negato il diritto di avere un legale; quando la rappresentanza legale è concessa, gli avvocati hanno un giorno o due per preparare la difesa. Spesso le condanne sono stabilite prima del processo da un comitato giudicatore. Dopo la conferma di una condanna a morte gli imputati hanno da 3 a 10 giorni per ricorrere in appello. Quando non sono presentati appelli, la sentenza è automaticamente demandata all’Alto Tribunale del Popolo che prende una decisione entro un mese e mezzo. Raramente gli appelli sono accolti. La pena di morte è usata in maniera discriminatoria nei confronti delle classi sociali più basse e nella maggior parte dei casi le uniche prove contro gli imputati sono confessioni estorte sotto tortura. Particolarmente preoccupante è la pratica piuttosto comune di prelevare gli organi da condannati a morte giustiziati, senza il loro permesso. Si ritiene che spesso siano state eseguite condanne a morte perché erano richiesti organi per trapianti. Le autorità cinesi usano la pena di morte per creare paura.La paura dovrebbe fermare i crimini.Non lo fa. Eppure, sono giustiziate più persone in un anno in Cina che in tutto il resto del mondo. In molti casi, la pena di morte è applicata arbitrariamente senza garanzie contro errori giudiziari. La Cina continua ad allargare il numero di reati perciò è prevista la pena di morte. A tutt’oggi, 65 reati sono punibili con la morte, e sempre più persone sono giustiziate per crimini non violenti. Gli standard internazionali stabiliscono che la pena di morte dovrebbe essere applicata solo in caso di “crimini molto gravi”. Quasi ogni aspetto del modo in cui la pena di morte è applicata in Cina è caratterizzato da violazioni dei più basilari diritti umani.Ondate di esecuzioni spesso precedono i principali festival o eventi internazionali e solitamente accompagnano annunci ufficiali di campagne anti-crimine. La pena di morte è stata largamente applicata durante le repressioni dell’opposizione.Decine di cittadini sono stati giustiziati sommariamente a Pechino e nel resto del Paese dopo la protesta del 1989 a favore della democrazia.Nazionalisti musulmani sono stati giustiziati nello Xinjiang in questi anni per supposto coinvolgimento in gruppi d’opposizione clandestini o attentati dinamitardi. Un numero crescente di persone è giustiziato per reati relativamente modesti.Nel 1994 due contadini sono stati messi a morte nella provincia di Henan per aver rubato 36 mucche e macchinari agricoli del valore di 9.300 dollari.Una legge del 1983 permette processi sommari in casi che prevedano la pena di morte.Tali processi sono particolarmente frequenti durante campagne di “pulizia”.Ad esempio, durante manifestazioni pubbliche nella provincia di Guangxi nel giugno 1995,34 persone sono state condannate per spaccio di droga ed immediatamente giustiziate. Gli imputati possono essere processati senza un avvocato e senza conoscere l’accusa fino al momento di entrare in tribunale. I verdetti sono spesso decisi prima del processo per via di pressioni politiche.Alcune persone sono condannate solo in base alle loro confessioni, a volte estorte sotto tortura.Le esecuzioni possono avvenire entro pochi giorni dalla sentenza.Gli appelli sono formalità e raramente hanno successo. I prigionieri condannati a morte sono incatenati dal momento della sentenza fino all’esecuzione e spesso sono esposti al pubblico prima della condanna. I prigionieri condannati sono incatenati per tutta la loro permanenza nel carcere, non possono contattare avvocati, e la loro posta è censurata. Solo poche ore prima dell’esecuzione è detto loro del fallimento dell’appello. In questo modo, è poco probabile che possano acconsentire liberamente al prelievo organi, ammesso che essi ne siano informati. Le strette relazioni tra tribunali ed ospedali, oltre alla segretezza che circonda il processo e all aumentato introito generato dai trapianti per gli ospedali, fanno sorgere il fondato sospetto che in alcuni casi la tempestività delle esecuzioni possa essere collegata al bisogno di organi per i trapianti. http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=285&ID_sezione=76&sezione=
June 29 DARFUR
L'informazione in ItaliaDa uno studio condotto da Medici senza Frontiere e Osservatorio di Pavia è emerso che nel 2005 è stata dedicata solo un'ora all'informazione sul conflitto in Darfur. Per questo motivo è sorto in Italia Italian Blogs for Darfur un movimento d'opinione che attraverso un appello on-line chiede che venga dato uno spazio più ampio nei media italiani all'informazione sul conflitto in Darfur.
'45Mia madre era nata a Napoli, nel 1930, terza di 5 figli. Quando, nel ’45, arrivarono gli americani, lei era un’adolescente che, come tutte, sognava un paio di calze di naylon o un rossetto rosso o una boccetta di profumo…O anche, semplicemente, di imparare a ballare il boogie woogie… Ce la raccontava spesso, quella Napoli: gli aneddoti, gustosi o amari, com’è nello spirito dei napoletani, riaffioravano spesso nei suoi ricordi. Quella del ’45 era la Napoli affamata, sporca, col tifo, coi pidocchi, inzuppata di DDT. Col mercato nero e le tessere alimentari Era esattamente la Napoli de “La Pelle” di Curzio Malaparte, dove la miseria ti costringeva a svendere anche la tua stessa dignità: “Drink?...signurina?”. Era la Napoli della “Tammurriata”, coi suoi “creatur’ nire nire”, dei sogni di un intero popolo, delle speranze di tutti che si riaccendevano sotto i cumuli di macerie che la guerra aveva lasciato. Un giorno, ci raccontava, lei e la sua sorellina minore trovarono, ben nascosta in soffitta, una giara piena di olive. La svuotarono quasi completamente, spinte da una fame incolmabile. Quando mia nonna se ne accorse, furono dolori! Non solo, ma anche gli esiti sul loro intestino furono prevedibilmente catastrofici! Ogni volta che ci raccontava questa storiella, i suoi occhi risplendevano di allegria, di spensieratezza. E rideva... rideva.... quanto rideva! Perché in fondo, nonostante la fame, nonostante la miseria, nel ’45 lei era solo una splendida adolescente che sognava solo di imparare a ballare il boogie woogie... IL MARE"Buona fortuna" disse il vecchio. Adattò gli stroppi dei remi agli scalmi e sporgendosi avanti a spingere le pale nell'acqua, incominciò a remare al buio per uscire dal porto. Vi erano altre barche che prendevano il mare da altre spiagge e il vecchio udiva i tuffi e i colpi di remo pur non vedendoli ora che la luna era sotto le collineA volte, in una barca, qualcuno parlava. Ma quasi tutte le barche erano silenziose eccettuato il tuffo dei remi. Si allontanarono le une dalle altre appena uscite dall'imboccatura del porto e ciascuna si avviò in quella parte di oceano in cui sperava di trovare pesci. Il vecchio intendeva dirigersi al largo e si lasciò l'odor della terra alle spalle e remò nel fresco odor dell'oceano del primo mattino. Vide la fosforescenza delle alghe del Golfo nell'acqua mentre remava in quella parte dell'oceano che i pescatori chiamavano il gran pozzo perchè vi era un salto improvviso di più di mille metri in cui si adunavano pesci di ogni genere a causa del mulinello creato dalla corrente contro le pareti ripide del fondo dell'oceano. Si concentravano qui gamberetti e pesci da esca e a volte frotte di calamari nelle buche più profonde, che la notte salivano alla superficie a far da nutrimento a tutti i pesci che passavano.Nell'oscurità il vecchio sentì giungere il mattino e mentre remava udì il suono tremolante dei pesci volanti che uscivano dall'acqua e il sibilo fatto dalle rigide ali tese mentre si allontanavano librate nel buio. I pesci volanti gli piacevano molto ed erano i suoi migliori amici, sull'oceano.Pensava sempre al mare come <<a la mar>>, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l'amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di <<el mar>> al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvage era perchè non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò.Da “Il vecchio e il mare”. June 25 UNA GUSTOSA RICETTA!! (2)Crostata di nutella e bananePreparazioneMettete la farina a fontana su un piano da lavoro. Ingredienti e dosi per 6 persone· 300 g di farina · 150 g di burro · 3 cucchiai di acqua fredda · 2 cucchiai di zucchero · 3 banane · Nutella 11 1 presa di sale · Totale calorie per persona: 500 UNA GUSTOSA RICETTA!
June 24 FAVOLETTA LA VOLPE E L'UVA
Una volpe affamata vide dei grappoli d'uva che pendevano da un pergolato e tentò di afferrarli. Ma non ci riuscì. "Robaccia acerba!", disse allora tra sè e sè; e se ne andò.
Così, anche fra gli uomini, c'è chi, non riuscendo per incapacità a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze... June 23 V-DAYIL V-DAY, IL GIORNO DELLA VERGOGNA, E' APPENA INIZIATO...
MA ANCHE LA NOSTRA RABBIA HA INIZIATO A FARSI SENTIRE....
GRAZIE A TUTTI GLI AMICI (Biba, Nabel, Streghaia, Fabrias, meloncino76...) CHE HANNO ACCETTATO L'INVITO A PUBBLICARE SUI LORO SPACES UN RICHIAMO A QUESTO EVENTO COSI' IGNOBILE. E GRAZIE ANCHE A CHI, CON UN COMMENTO, HA VOLUTO FARCI SENTIRE LA PROPRIA VICINANZA.
Maurizio.
"La rabbia è solo una grande nuvola, la quale però è fatta solo di vapore e di vento: anche se oscura il sole e sembra gigante, in realtà ha poca consistenza e prima o poi se ne va. Occorre quindi imparare a reagire a quella nuvola, senza farsi intimidire, senza provare paura: basta sapere che una nuvola, anche se oscura il sole per qualche momento, non è una cosa troppo importante e comunque è destinata ad andarsene". Parole sagge del Dalai Lama. La rabbia, dopo un po’, scompare. Tornano gli affanni della quotidianeità, il tran-tran, l’oblio. Eppure la rabbia è un sentimento forte, vitale e che può innescare degli straordinari cambiamenti, per noi e per gli altri! Cos’altro è necessario, allora, per mantenere sempre viva questa rabbia positiva? Qual è il fuoco sacro che può alimentarla? E’ la MEMORIA. La nostra coscienza c’impone di non dimenticare nulla.
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