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IL FILO ROSSO

MAURI

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July 26

CONTRO LA PENA DI MORTE

 "Mia figlia è stata stuprata, seviziata e poi uccisa... forse dovrei perdonare chi le ha fatto questo??
Potrei forse dimenticare e passare sopra un crimine così grande??
Era ancora una bambina ..."

Di fronte a fatti e ad affermazioni di questo tipo non esiste che una risposta: rispettoso silenzio. Silenzio per comprendere la sofferenza di coloro ai quali è stata strappata la vita in modo tanto crudele e barbaro, quanto ingiusto. E' il silenzio di chi comprende, è il silenzio di chi non accetta questo sistema di cose, è silenzio che non giudica e non condanna, ma è vicino a chi è morto dentro.
No, non possiamo passare sotto silenzio certi crimini, certe atrocità, non possiamo fare finta di niente, non possiamo avallare atti così crudeli compiuti molto spesso per futili motivi.
No, non possiamo accettare un "perdonismo" e un "buonismo" che sanno solo di superficialità.
E' da questo punto di vista e non da altri che dobbiamo far partire la nostra riflessione sull'istituzione della pena di morte se vogliamo comprendere i motivi per cui tanti stati nel mondo la utilizzano ancora.
Tuttavia, è necessario e indispensabile eliminarla e abolirla...

10 MOTIVI UMANITARI PER ABOLIRE LA PENA DI MORTE

1) La pena di morte non serve come deterrente per i crimini.

In Giappone, dove la pena di morte è prevista dalla legge, tra il novembre del 1989 ed il marzo del 1993 le esecuzioni vennero sospese perchè i ministri di giustizia dell'epoca erano contrari alla pena di morte: durante la moratoria, il tasso di criminalità non aumentò, anzi diminuì.
L'argomento della deterrenza è quello più frequentemente chiamato in causa: condannare a morte un trasgressore dissuaderebbe altre persone dal commettere lo stesso reato. L'argomento della deterrenza non è però così valido, per diversi motivi.
Nel caso, per esempio, del reato di omicidio, sarebbe difficile affermare che tutti o gran parte degli omicidi vengano commessi dai colpevoli dopo averne calcolato le conseguenze. Molto spesso gli omicidi avvengono in momenti di particolare ira oppure sotto l'effetto di droghe o di alcool oppure ancora in momenti di panico. In nessuno di questi casi si può pensare che il timore della pena di morte possa agire da deterrente.
Inoltre la tesi della deterrenza non è assolutamente confermata dai fatti. Se infatti la pena di morte fosse un deterrente si dovrebbe registrare nei paesi mantenitori un continuo calo dei reati punibili con la morte e i paesi che mantengono la pena di morte dovrebbero avere un tasso di criminalità minore rispetto ai paesi abolizionisti. Nessuno studio è però mai riuscito a dimostrare queste affermazioni e a mettere in relazione la pena di morte con il tasso di criminalità.
Un'analisi delle percentuali di omicidi in paesi abolizionisti e mantenitori ha dimostrato che i paesi mantenitori hanno in genere una percentuale maggiore. Tale analisi prendeva in considerazione i cinque paesi abolizionisti ed i cinque paesi mantenitori con il maggior numero di omicidi. Confrontando i dati, l'analisi conferma che nei cinque paesi abolizionisti il tasso più alto di omicidi era 11.6 per 100.000 persone, mentre nei paesi mantenitori il tasso più elevato era 41.6 per 100.000 persone.
Vi sono inoltre dati sulla criminalità di vari paesi che dimostrano come l'abolizione della pena di morte non comporti alcun aumento della criminalità. 
In Giamaica, per esempio, durante una sospensione della pena di morte tra il 1976 ed il 1980, si verificarono poche variazioni nel tasso di omicidi. In Canada il tasso di omicidi per 100.000 persone scese da un massimo di 3.09 nel 1975, anno precedente l'abolizione, a 2.41 nel 1980 e da allora è rimasto relativamente stabile. Nel 1993, 17 anni dopo l'abolizione, il tasso di omicidi era 2.19 per 100.000 persone, vale a dire il 27% in meno rispetto al 1975. Un recente studio condotto in California ha dimostrato che nei 15 anni in cui la California eseguiva condanne a morte molto frequentemente (circa una ogni due mesi, dal 1952 al 1967) il numero di omicidi è aumentato di circa il 10% ogni anno.
Tra il 1967 ed il 1991, periodo in cui non hanno avuto luogo esecuzioni, l'aumento medio annuale era del 4.8%. Lo stesso studio dimostra anche l'esistenza di ciò che viene denominato effetto brutalizzante della pena di morte: nei 4 mesi precedenti l'esecuzione di Robert Harris in California, avvenuta nel 1992, la media mensile di omicidi nello stato era 306 mentre nei 4 mesi successivi la stessa esecuzione tale numero salì a 333, registrando un aumento del 9%. Uno studio simile ha dimostrato che nello stato di New York, nel periodo in cui venivano eseguite più condanne a morte che nel resto del paese, cioè tra il 1907 ed il 1963, si registravano in media due omicidi in più ogni mese immediatamente successivo ad un'esecuzione.
I molti studi effettuati sull'argomento hanno quindi dimostrato come sia impossibile affermare con chiarezza che la pena di morte abbia un potere deterrente.
Lo studio più recente sulla relazione tra la pena di morte ed il tasso di omicidi, condotto per le Nazioni Unite nel 1988, ha concluso che "questa ricerca non ha fornito alcuna prova scientifica del fatto che le esecuzioni abbiano un effetto deterrente maggiore rispetto all'ergastolo. è improbabile che si ottenga mai questa prova scientifica. Lo studio non fornisce alcun fondamento alla tesi della deterrenza".

2) L'applicazione delle norme giuridiche è spesso soggetta a errori umani dolosi o involontari.

La pena di morte non colpisce solo i colpevoli, ma anche, forse più spesso di quanto si immagini, persone innocenti.
Uno studio dello Stanford Law Review ha documentato in questo secolo 350 casi di condannati a morte negli Stati Uniti, in seguito riconosciuti innocenti. Di questi 25 erano già stati giustiziati, mentre altri avevano già trascorso decenni in prigione. 55 dei 350 casi risalgono agli anni '70, 20 risalgono agli anni compresi tra il 1980 ed il 1985.
In Giappone, Sakae Menda fu condannato a morte nel 1950 per un omicidio commesso nel 1948. 33 anni dopo egli fu riconosciuto innocente e rilasciato, dopo aver vissuto per oltre trent'anni nell'attesa dell'esecuzione.
A Taiwan nel febbraio 1982 fu riconosciuto innocente e rilasciato un uomo di 74 anni, condannato per un omicidio commesso nel 1972.
Numerosi sono anche i casi in cui incompetenza e corruzione hanno causato condanne a morte di innocenti. Tra questi il caso di Vladimir Toisev, abitante di un villaggio della Repubblica di Bielorussia, condannato a morte per omicidio nel 1970. Passò diciotto mesi prima di ricevere la commutazione della condanna, ma fu rilasciato solo nel 1987. Nel 1987 l'organo di stampa Znamya Yunosti affermò che gli investigatori avevano strappato una confessione a Toisev nel corso di interrogatori notturni e avevano picchiato suo fratello per poter ottenere prove false che avvalorassero la confessione. Quando fu scoperto il vero colpevole, gli investigatori tennero segrete le informazioni per nascondere l'errore commesso.
Nel 2000 il Governatore dell'Illinois ha decretato una moratoria a tempo indeterminato atta a stabilire l'iniquità di alcuni processi durante i quali alcuni detenuti (troppi ndr) innocenti erano stati condannati alla pena capitale e molti stati nel mondo negli ultimi 2 anni stanno seguendo quest'esempio, si pensi al fatto che proprio di questi giorni è la notizia che nel mese di Novembre 2001 in Texas verrà votata un'eventuale moratoria di 2 anni.

3) La pena di morte è un arma troppo potente in mano a governi sbagliati.

Può essere sfruttata dal governo per eliminare personaggi politicamente o religiosamente scomodi, alterando persino il concetto di gravità di certi atti. E' quello che sta attualmente accadendo in Cina dove si muore non solo per aver commesso crimini gravi, ma anche per il semplice fatto di opporsi al regime. Nel 1999 il 60% circa delle esecuzioni mondiali sono avvenute proprio in territorio cinese.
I reati capitali sono 68, tra cui omicidio, stupro, rapina, furto, traffico di droga, prostituzione, evasione delle tasse e, addirittura, stampa o esposizione di materiale pornografico. Particolarmente raccapricciante è il fatto che spesso le esecuzioni vengono fatte in luoghi pubblici e i condannati sono costretti a tenere al collo un cartello con il loro nome ed il reato per il quale vengono giustiziati.
Le Associazioni umanitarie, inoltre, denunciano il fatto che spesso ai condannati, una volta giustiziati, vengono espiantati gli organi senza il loro permesso; proprio per questo motivo, si ritiene che alcune condanne vengano eseguite in quanto sono richiesti organi per i trapianti!

4) L'applicazione della pena di morte non incentiva la ricerca di sistemi preventivi.

Quando viene applicata la pena di morte, la gente prova quasi un sentimento di soddisfazione, quasi che in questo modo il crimine commesso fosse ripagato, espiato, dimenticando in realtà che la vittima ha subito una ingiustizia che non potrà mai essere ripagata. Tuttavia la gente è come soddisfatta. Lo Stato si mostra così "giusto" ed efficiente contro il crimine. In questo modo si corre il rischio che lo Stato possa, in qualche modo sentirsi dispensato dal ricercare una soluzione che prevenga il crimine stesso.
Le strade sono troppo spesso troppo poco sorvegliate, la polizia non è mai sufficientemente presente sul territorio per mancanza di personale o per incapacità organizzativa.
Inoltre, lo Stato non dovrebbe, forse, contribuire rimuovendo le situazioni di indigenza estrema, promuovendo la dignità umana, eliminando conflitti razziali troppo spesso causati da leggi poco democratiche?
Lo Stato non dovrebbe promuovere una migliore umanizzazione della società, combattendo il diffondersi di una mentalità lassista e immorale? Come si comporta lo Stato nei confronti dello sfruttamento minorile, della pornografia, della facile vendita di armi?
Il fatto è che lo Stato è troppo spesso vittima della sua economia che gli impedisce di combattere la battaglia della prevenzione fino in fondo. E in fondo sono proprio le multinazionali che producono e vendono armi, che producono pornografia, che diffondono una mentalità in cui il potere ed il denaro sono il bene supremo. Lo Stato, quindi, legato dall'economia, può soddisfare la società solo ricorrendo ad un ulteriore crimine.

5) Il diritto alla vita è un principio fondamentale su cui si basa la nostra società.

Come nessun uomo ha il diritto di uccidere un suo simile per qualsiasi motivo - il diritto alla vita è un principio fondamentale su cui si basa la nostra società - così lo Stato, che agisce razionalmente, non spinto dall'emozione del momento, e in quanto garante della giustizia, non deve mettersi sullo stesso piano di chi si macchia del più orribile dei crimini: l'omicidio.
Così facendo si fornirebbe a tutti un esempio di atrocità compiuto dalla legge stessa, mentre essa è stata creata proprio per la tutela dei diritti umani e quindi per quello della vita.

6) Lo stato si comporterebbe in modo criminale come il criminale stesso.

Le leggi, infatti, moderatrici della condotta degli uomini e espressioni della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commetterebbero uno esse medesime e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinerebbero un pubblico assassinio.

7) La pena di morte è discriminatoria.

La pena di morte è spesso usata in maniera discriminatoria nei confronti di minoranze razziali, di persone povere e scarsamente istruite e in alcuni casi può venire usata come arma contro oppositori politici.
Un esempio di come la pena di morte sia usata in maniera iniqua nei confronti delle minoranze si ha negli Stati Uniti. Studio effettuati recentemente sulle condanne a morte comminate in vari stati degli USA hanno dimostrato che l'accusa ha chiesto in media la pena di morte nel 50% dei casi in cui l'accusato era nero e la vittima bianca e solo nel 28% dei casi in cui sia l'accusato che la vittima erano neri.
Gli Afro-Americani rappresentano il 12% della popolazione degli Stati Uniti ed il 50% delle persone giustiziate dal 1930.
E' inoltre dimostrato che la stragrande maggioranza di coloro che hanno subito la pena di morte, era gente povera. Il ricco non subirà mai la pena di morte. Il ricco può pagarsi qualsiasi avvocato, può pagare la propria libertà. 

8) La pena di morte non ristabilisce alcun equilibrio.

Per quanto autori e filosofi illustri quali Kant ed Hegel giungano a giustificare, anzi ritengono necessaria la pena di morte su basi retributive, ci pare che agli effetti i parenti, gli amici e i conoscenti della/e vittime non si sentano sufficientemente ripagati dalla morte dell'assassino. Lo sarebbero se ciò servisse a riportare in vita la vittima, se la morte dell'assassino servisse veramente a ristabilire una situazione di equità.
In realtà se il ladro commette il furto, la restituzione del denaro può servire a ristabilire una situazione di equità e il carcere avrebbe la funzione sia come deterrente, sia per la riabilitazione stessa del ladro. Purtroppo l'omicidio, qualunque siano le motivazioni, è talmente grave proprio perchè innesca un meccanismo di non ritorno. Nessun atto potrà mai riportare indietro una persona morta, solo un miracolo.

9) Lo Stato è corresponsabile dei crimini commessi.

Consideriamo il fatto che la personalità di ogni individuo è profondamente segnata dall'ambiente circostante, dagli eventi che si trova costretto ad affrontare e dagli eventuali disturbi mentali che lo affliggono. Come può quindi la società ritenere la sua morte indispensabile pur essendo, in un certo senso, corresponsabile di ciò che egli ha compiuto? Si arriva davvero al paradosso.

10) Pena di morte = risparmio ?

Una delle argomentazioni a favore della pena di morte si basa sul fatto che è meno costoso uccidere i colpevoli piuttosto che tenerli in carcere. Tuttavia alcuni studi svolti in Canada e negli Stati Uniti dimostrano che l'applicazione della pena di morte è più costosa del carcere a vita.
Uno studio realizzato recentemente ha rilevato che in media il giudizio capitale e gli appelli di primo grado costerebbero ai contribuenti circa 1.8 milioni di dollari, due volte di più di quanto costi mantenere una persona in carcere a vita.
Uno studio condotto in Florida nel 1988 sosteneva che i contribuenti pagano oltre 3.1 milioni di dollari per ogni esecuzione. 

(tratto da www.coalit.org)

 

PER STEFANO.

Carissimo Stefano, rispondo al commento che mi hai scritto e lo faccio qui, nel mio blog (dopo aver lasciato un avviso sul blog del gruppo musicale di cui fai parte) perché qui c’è la mia piccola “tribù” di amici con cui, abitualmente e con la pacatezza dei toni che ci inorgoglisce, siamo soliti scambiarci opinioni di vario genere e sui temi più disparati.

Giustamente, esprimi le tue perplessità sulla stampa nazionale, condivisibile in pieno. Ma, a prescindere da ciò, le considerazioni da fare in merito sono diverse:

1°) domenica scorsa (22 luglio) ho ascoltato con le mie orecchie in tv le interviste rilasciate dalla viva voce degli stessi abitanti di Montalto (uomini e donne, bada  bene!) i quali, sollecitati ad esprimere un commento sul grave episodio avvenuto nella loro cittadina, pur con vari toni e sfumature, esprimevano una tanto evidente quanto deprecabile (a mio avviso) solidarietà più a favore dei ragazzi coinvolti nello stupro che non verso la vera vittima del fattaccio, ovvero la ragazzina minorenne. Lo stesso giornalista in studio (Franco Di Mare se non ricordo male) esibiva tutto il suo stupore e, diciamolo pure, la sua indignazione verso un atteggiamento così tollerante, considerando –lo ripeto- che fra quelle voci vi erano anche delle donne!

2°) quella riportata dai giornali e dalla tv non era un’opinione, ma una notizia: secca e circostanziata. Era la cronaca di un evento e della decisione assunta dal Sindaco: punto e basta.

3°) il fatto che i servizi sociali abbiano sollecitato il Sindaco a prendere una decisione così discutibile, non assolve lo stesso. Meglio avrebbe fatto (ed avrebbe potuto farlo!) il Signor Salvatore Carai  a rifiutarsi di avvallare questa segnalazione per spendere quel danaro PUBBLICO in opere sicuramente più utili per la sua comunità, senza escludere l’eventualità di organizzare una sagra di paese con tanto di banda e di fuochi pirotecnici, di certo più gradevole per il benessere spirituale dei suoi concittadine ed elettori. Se a tutto ciò aggiungi il fatto che, come ha segnalato sul mio blog l’amico Nabel, uno degl’imputati è nipote del Sindaco…bè, allora consentimi di storcere il naso con tutta la perplessità di cui dispongo…

4°) pur essendo evidente la mia appartenenza politica, non credo che l’essere di centro o di sinistra serva a conferire alla nostra testa una capacità di ragionamento superiore a quella di chi si schiera a destra. Qui non si tratta di “ragionamenti”, mio caro Amico, ma di coscienza! D’altra parte, è pur vero che un’ideologia di sinistra, oltre che a favore di una giustizia garantista e “giusta”, dovrebbe schierarsi a favore della dignità e dell’emancipazione femminile: o sbaglio?....

5°) correttamente, sottolinei l’opportunità di attendere lo svolgimento del processo, ma pure mi chiedo: cosa dovrebbe essere chiarito nel corso del dibattimento? Che la ragazzina era ubriaca fradicia? O che li ha aizzati, scatenando nei giovanotti una tempesta ormonale di tale portata da renderli simili a bestie? O che aveva manifestato apertamente il desiderio irrefrenabile di essere posseduta da otto animali contemporaneamente? La domanda che ti rivolgo, e che –bada bene!- vuole essere solo una benigna provocazione, è la seguente: se un episodio del genere fosse avvenuto a tua sorella o a tua madre o alla tua compagna, come avresti reagito? Cosa avresti invocato da un tribunale?

Vivo in una Città, Bari, in cui il tasso di delinquenza minorile è fra i più alti in Italia. Adolescenti che scippano, che spacciano, che commettono furti e rapine a mano armata, che restano in una pozza di sangue lasciata sull’asfalto. Ragazzi ai margini della società, con un tasso di scolarizzazione bassissimo, costretti a vivere nell’indigenza più nera. Il Carcere minorile della mia Città esplode ed è sicura anticamera per un futuro ancor più infausto del loro presente. Ma mai nessun Sindaco, credimi, si è mai sognato di mettere a disposizione di costoro, di questa massa umana impregnata d’infelicità e di tormento, un solo euro per pagare le parcelle dei loro avvocati difensori…

Ti abbraccio fraternamente.

Maurizio.

  

July 23

SCANDALOSO!

 Festa di 18 anni in paese. Un certo Giuseppe, il 31 marzo scorso, fa le cose in grande: oltre cento invitati, molti imbucati. Una ragazza di 16 anni viene portata in una pineta alle porte di Montalto di Castro, a 500 metri dal locale: in otto la circondano minacciosamente. Uno inizia a spogliarla. Poi si fanno avanti gli altri. Uno stupro di gruppo andato avanti tre ore. Oggi il Comune ha deciso: quei ragazzi vanno difesi con i soldi dell'amministrazione. È lo stesso sindaco a rivendicare la scelta: cinquemila euro a testa «per garantire un giusto processo». Una decisione che, nel centro a 110 chilometri a nord di Roma, sull'Aurelia, ha scatenato durissime polemiche. «È una vergogna, uno scandalo. Quei soldi pubblici — ha dichiarato Miranda Perinelli, della segreteria provinciale della Cgil di Viterbo — sono usati contro una sedicenne che ha avuto il coraggio di denunciare la violenza sessuale subita. È incredibile ma è così». Ma il sindaco di Montalto Salvatore Carai, diessino eletto in una coalizione dell'Ulivo, non ci sta. Respinge le critiche, professa la sua fede «al principio di presunzione d'innocenza » e si dice con convinzione «garantista »: «Così abbiamo deciso di aiutare questi ragazzi che non sono in grado di provvedere da soli, né con l'aiuto delle famiglie, alla loro difesa. Sono operai, apprendisti, gente con poche possibilità economiche ». Ma non bastava l'avvocato d'ufficio, pagato dallo Stato? «Mi intendo poco di queste cose — ribatte Carai — ma è chiaro che questi soldi dovranno restituirli: hanno firmato anche una fidejussione. I genitori mi hanno fatto una richiesta per iscritto e, su proposta dei servizi sociali, ho risposto positivamente. È vero, questi ragazzi forse hanno sbagliato: ma tocca a noi condannarli? ». Una posizione ritenuta inaccettabile dalla Perinelli, che sollecita «le istituzioni, le forze politiche e la consigliera delegata alle pari opportunità della Provincia ad esprimersi a sostegno della ragazza vittima dello stupro». «Oltre a gridare forte il nostro sdegno e profondo disprezzo — aggiunge la Perinelli — chiediamo se sia legittimo utilizzare i soldi pubblici per questo fine».

All'indomani degli arresti, gli amici a Montalto avevano fatto muro: «Era un gioco, lei ci stava, era ubriaca fradicia, non è una santarellina. Aveva la minigonna nera e li ha provocati ». Solo uno, davanti ai genitori, aveva ammesso: «Ho sbagliato, ho fatto una c... ». Poi più nulla, da nessuno: né una lacrima né un gesto di pentimento. Oggi, a loro favore, il Comune è pronto a concedere il prestito. «È chiaro che questo è un caso limite, proprio perché sono coinvolti dei minori — precisa Carai — non a caso la delibera è stata predisposta in base a una relazione delle assistenti sociali, in cui si evidenzia che quei ragazzi vanno comunque sostenuti. Ho piena fiducia nella giustizia: anche se dovessero risultare colpevoli, le istituzioni avrebbero comunque il dovere di favorire il loro recupero e il loro reinserimento sociale». Alla domanda se abbia compiuto qualche gesto di solidarietà anche verso la povera ragazzina vittima di violenza, il sindaco Carai però si schermisce: «Non la conosco, non l'ho mai vista in faccia. Non mi ha mai chiesto niente».
Flavia Fiorentino
19 luglio 2007
 
July 19

VITA SPERICOLATA

VOGLIO UNA VITA MALEDUCATA
DI QUELLE VITE FATTE FATTE COSI'
VOGLIO UNA VITA CHE SE NE FREGA
CHE SE NE FREGA DI TUTTO SI'
VOGLIO UNA VITA CHE NON E' MAI TARDI
DI QUELLE CHE NON DORMO MAI
VOGLIO UNA VITA DI QUELLE CHE NON SI SA MAI
E POI CI TROVEREMO COME LE STAR
A BERE DEL WHISKY AL ROXY BAR
O FORSE NON C'INCONTREREMO MAI
OGNUNO A RINCORRERE I SUOI GUAI
OGNUNO COL SUO VIAGGIO
OGNUNO DIVERSO
E OGNUNO IN FONDO PERSO
DENTRO I CAZZI SUOI
VOGLIO UNA VITA SPERICOLATA
VOGLIO UNA VITA COME QUELLE DEI FILM
VOGLIO UNA VITA ESAGERATA
VOGLIO UNA VITA COME STEVE MCQUEEN
VOGLIO UNA VITA CHE NON E' MAI TARDI
DI QUELLE CHE NON DORMI MAI
VOGLIO UNA VITA, LA VOGLIO PIENA DI GUAI

E POI CI TROVEREMO COME LE STAR
A BERE DEL WHISKY AL ROXY BAR
OPPURE NON C'INCONTREREMO MAI
OGNUNO A RINCORRERE I SUOI GUAI
OGNUNO COL SUO VIAGGIO
OGNUNO DIVERSO
E OGNUNO IN FONDO PERSO
DENTRO I CAZZI SUOI

VOGLIO UNA VITA MALEDUCATA
DI QUELLE VITE FATTE FATTE COSI'
VOGLIO UNA VITA CHE SE NE FREGA
CHE SE NE FREGA DI TUTTO SI'
VOGLIO UNA VITA CHE NON E' MAI TARDI
DI QUELLE CHE NON DORMI MAI
VOGLIO UNA VITA
VEDRAI CHE VITA VEDRAI

E POI CI TROVEREMO COME LE STAR
A BERE DEL WHISKY AL ROXY BAR
OPPURE NON C'INCONTREREMO MAI
OGNUNO A RINCORRERE I SUOI GUAI
OGNUNO COL SUO VIAGGIO
OGNUNO DIVERSO
E OGNUNO IN FONDO PERSO
DENTRO I CAZZI SUOI

 

Quando Vasco presentò questa canzone a Sanremo (nel 1983) eravamo poco più che ventenni. Diventò subito il nostro inno, una sorta di “dichiarazione d’intenti” che ci accomunava. La malinconia struggente della melodia che avvolge un testo così provocatorio, così forte, ci emozionò parecchio. In quella canzone c’eravamo noi!

Un anno dopo sarei partito per la “naja”, a Roma, dove la mia “vita spericolata”  raggiunse il suo apice. Al mio rientro, nell’ 85, molte cose erano cambiate. Un paio di amici non c’erano più, strappati dalla vita terrena proprio a causa degli eccessi di un’esistenza troppo “spericolata”. Gli altri, compreso il sottoscritto, piegarono la testa per adattarsi a scelte impensabili fino ad un paio di anni prima: il matrimonio, dei figli, il completamento degli studi, il lavoro…

Torce spente. Altro che “vedrai che vita, vedrai”… Treni deragliati che si rimettevano sui binari.

Fanculo, Vasco, poeta maledetto! Hai preso i nostri sogni ed hai composto una canzone. Ed ora siamo soli, dopo più di 20 anni, ancora qui a leccarci quelle ferite che ci fanno sentire così maledettamente “diversi”, incapaci di sopportare una cravatta per più di un’ora, con quella rabbia mai sopita del tutto che ancora continua a svegliarci la notte col cuore in gola…E quella nausea, quella dannata nausea che non ha mai smesso di prenderci ogni volta che incontriamo un volto infarinato o un sorriso ipocrita o una mano che sembra un’anguilla, viscida…

Ancora a sognare quel “viaggio” mai fatto verso una meta mai compresa fino in fondo…

Quando finirà? Quando finirà? 

July 16

SOLITUDINE

Oramai mi rendo conto che i “valori” di questi tempi impongono sempre di più degli stili di vita che mi risultano difficili da accettare. Ad esempio, provo a confrontarmi con la gente su un’idea di viaggio in completa solitudine e vengo scambiato per un asociale se non proprio per un pazzo. Propongo il silenzio come un mezzo costruttivo di riflessione, di arricchimento dell’animo e finisco per dare di me un’immagine esteriore di insopportabile pesantezza. Non vengo frainteso, no. Semplicemente, sono idee difficilmente condivisibili. Né provo disagio, se non verso certi stili che non mai ho sentito miei.

Ho volutamente cercato gli angoli più solitari per sedermi in riva al mare ad osservare, per ore, la linea di confine verso l’infinito, seguendo con lo sguardo il volo libero di un gabbiano e gonfiando i miei polmoni con l’aria salmastra che rigenerava ogni mia cellula. E mi sentivo vivo. Stavo bene. Forse era felicità, ma di certo avvertivo un tale senso di beatitudine che addirittura mi procurava un lieve stordimento, quasi una vertigine. Mi sentivo lieve come una piuma, sospeso nell’aria. Il tempo finiva per diventare una misura fisica molto relativa. Sì, perché non so quanti minuti o quante ore sia rimasto così, fermo a fissare l’orizzonte.

A duecento metri da me udivo le urla dei ragazzi che giocavano sulla sabbia, la musica, il cicaleccio della gente. E tutto ciò era violenza, per me. Era un fastidio straziante che squarciava come un’ascia quel senso di benessere che era solo mio, che avevo cercato e desiderato tanto. In quella solitudine ritrovavo la mia vera libertà, il vero Amore verso la mia vita e mai come in quei momenti l’ho sentita preziosa ed unica.

Non avrei voluto nulla e nessuno accanto a me, in quei momenti. Non la mano della mia amata né il suo sguardo né il suo respiro. Nulla.

Solo il silenzio e la solitudine e la mia libertà di vivere e di essere come sono…

 

July 11

AVER PAURA....

 

Aver paura d'innamorarsi troppo
non disarmarsi per non sciupare tutto
non dire niente per non tradir la mente
è un leggero dolore che però io non so più
sopportare.
Non farsi vivo e non telefonare
parlar di tutto per non parlar d'amore
cercar di farsi un po' desiderare è proprio un vero
dolore
Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti
amori
e non studiarsi ubriacarsi di fiducia
per uscirne finalmente fuori
Aver paura di confessare tutto
per il pudore d'innamorarsi troppo
finger che anch'io le altre donne vedo
è un leggero dolore  temere di mostrarsi interamente
nudo
e soffocare la sana gelosia
e controllarsi non dirti che sei mia
voler restare e invece andare via è proprio un vero
dolore
Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti
amori
e non studiarsi ubriacarsi di fiducia
per uscirne finalmente fuori...
 
(L. BATTISTI)

July 08

STRANESSSS (2)

E’ COME PRENDERE UN CAFFE'.... 
Meno di tre minuti ed e' tutto finito: il tempo necessario per bersi una tazza di caffè. Questo è la durata dell'amplesso per 4 milioni e mezzo di maschi italiani. A rivelarlo è uno studio della Società italiana di andrologia, realizzato intervistando pazienti e medici generalisti. L'inchiesta non rivela se questa parte rilevante di italiani sono sbrigativi a causa del coito veloce o dai tempi di vita veloci.

C’è solo da augurarsi che fra i preamboli di vario genere e le coccole del “dopo”, il tempo dedicato al più bel gioco del mondo sia un po’ più dilatato…

 

July 06

BARESITA'

Grande... grandissimo GIANNI CIARDO!!
 
                        
 

VASCO

UNA "BOTTA" ENERGETICA DI SANO ROCK!...
LA MIA CANZONE "MANIFESTO"..
 
GL
 

Se siete "quelli comodi" che "state bene voi"...
Se altri vivono per niente perché i "furbi" siete voi....vedrai che
questo posto, questo posto...
IS BEAUTIFUL!!!!!!!
SE siete "Ipocriti Abili"....non siete mai colpevoli
SE non state mai coi deboli, e avete buoni stomaci....
SORRIDETE! ........gli spari sopra....SONO PER NOI !
SORRIDETE!.........gli spari sopra....SONO PER NOI !
(ed) È sempre stato facile fare delle Ingiustizie !
Prendere, Manipolare, Fare credere!........ma adesso
State più attenti!
Perché ogni cosa è scritta!
E se si girano gli eserciti e spariscono gli Eroi
Se la guerra (poi adesso) cominciamo a farla noi
NON SORRIDETE........GLI SPARI SOPRA.......SONO PER VOI !
NON SORRIDETE........GLI SPARI SOPRA.......SONO PER VOI !!!!!!

VOI abili a tenere sempre un piede qua e uno là
AVRETE un avvenire certo in questo mondo qua
però la DIGNITÀ!!!!!
Dove l'avete PERSA!
E SE per sopravvivere.....qualunque porcheria
Lasciate che succeda...e dite "non è colpa mia".....
SORRIDETE.........GLI SPARI SOPRA........SONO PER NOI!
SORRIDETE.........GLI SPARI SOPRA........SONO PER NOI!
SORRIDETE.........GLI SPARI SOPRA........SONO PER NOI!

 

 

NON SORRIDETE...GLI SPARI SOPRA...SONO PER VOI!!!...

July 04

STRANESSSS (1)

 SESSO STRANO

Secondo una recentissima statistica effettuata dall' Associazione italiana di sessuologia clinica, su un largo campione di donne tra i 25-45 anni, è emerso che lei non ha tabù in fatto di sesso e lo chiede di farlo sempre di più in modo strano. Ecco la classifica dei loro gusti:

1. Prima che lui vada ad una cena importante di lavoro

2. In mezzo al cibo sul tavolo della cucina

3. Dopo essersi dipinti i corpi a vicenda

4. Dopo essersi spalmati di crema e cioccolato i loro corpi

5. Nella toilette del cinema durante l'intervallo di un film

6. Al ristorante nella toilette o comunque in un posto appartato

7. Mentre lui sta per uscire di casa per recarsi al lavoro

8. In aereo

9. In ascensore

10. In un parco pubblico

 

LA FANTASIA DELLE DONNE E' INSUPERABILE!!...........

July 03

MAMBOOOOOOOO

ALEEEEE!!....SI BALLA CON LA MUSICA DELL'ESTATE!!!
 
 
 

SERGIO CAMMARIERE


 
NESSUNA E’ COME TE.


Vorrei portarti via con me
Lasciando dietro un tempo che
Cancelli l’odio e la violenza
Che mi han fatto stare troppo tempo senza te
Se fossi tu amore mio a dare un senso a ciò che io da molto tempo sto cercando

Guardando in alto vedo che la notte e scesa su di me
La notte col suo nero manto.
Però non c’è nessuna al mondo
no, nessuna al mondo mi sa dare quello che tu dai a me
Perché nessuna, nessuna è come te.
Ti lascerei ore ed ore passeggiare nel mio cuore
Perché lo sai che c’è una stanza nel mio cuore dove vivi solo tu
Come in un tempio dell’amore aspetterei senza parlare un cenno tuo dalla distanza
E quando avrò capito che tu sei venuta qui per me a dirmi che non puoi stare senza

Però non c’è nessuna al mondo
no, nessuna al mondo mi sa dare tutto quello che tu dai a me
Perché nessuna, nessuna è come te

Sono caduto qui in quest’angolo di tempo sono rimasto qui ad osservare quel che ho dentro
Poi sei arrivata tu, sei arrivata tu
A dare un senso
E ora non chiedermi a che penso
Se c’è un motivo o se non c’è
Perché lo sai che l’unica motivo dentro me è quello che adesso sto cantando.

Però non c’è nessuna al mondo no, nessuna al mondo
Mi sa dare tutto quello che tu dai a me
Perché nessuna è come te.

 

SERGIO CAMMARIERE.

 

                                                   

 

July 02

DEDICATO A CHE AMA GUARDARE IL CIELO...

 
July 01

FIORI

 
June 30

LA CINA E' VICINA?

La Cina è il paese dove si contano il maggior numero di condannati a morte, anche se mancano statistiche ufficiali in materia.

Tra i circa 65 reati vi sono l’omicidio, il traffico di droga, alcuni reati economici, politici, d’opinione, il commercio di pornografia, l’uccisione di alcuni animali sacri.

Sono organizzate manifestazioni di massa per la lettura della sentenza di morte e l’esecuzione è compiuta subito dopo: i condannati sono mostrati al pubblico con la testa reclinata, le mani legate dietro la schiena ed un cartello con il nome e l’indicazione dei crimini commessi legato al collo. Vi è una violazione dei diritti fondamentali: molti trascorrono il periodo che va dalla condanna a morte all’esecuzione ammanettati e coi ferri alle caviglie; Di solito vengono espiantati gli organi del condannato, ma senza chiedere il consenso alla famiglia.

Spesso l’annuncio di una condanna a morte viene fatta in luoghi pubblici e i condannati vengono esposti al pubblico e costretti ad abbassare la testa e a tenere al collo un cartello con il loro nome ed il crimine commesso. Amnesty Interntional ritiene che questo sia un trattamento crudele e degradante.

Agli imputati è spesso negato il diritto di avere un legale; quando la rappresentanza legale è concessa, gli avvocati hanno un giorno o due per preparare la difesa.

Spesso le condanne sono stabilite prima del processo da un comitato giudicatore.

Dopo la conferma di una condanna a morte gli imputati hanno da 3 a 10 giorni per ricorrere in appello. Quando non sono presentati appelli, la sentenza è automaticamente demandata all’Alto Tribunale del Popolo che prende una decisione entro un mese e mezzo. Raramente gli appelli sono accolti. La pena di morte è usata in maniera discriminatoria nei confronti delle classi sociali più basse e nella maggior parte dei casi le uniche prove contro gli imputati sono confessioni estorte sotto tortura.

Particolarmente preoccupante è la pratica piuttosto comune di prelevare gli organi da condannati a morte giustiziati, senza il loro permesso. Si ritiene che spesso siano state eseguite condanne a morte perché erano richiesti organi per trapianti.

Le autorità cinesi usano la pena di morte per creare paura.La paura dovrebbe fermare i crimini.Non lo fa. Eppure, sono giustiziate più persone in un anno in Cina che in tutto il resto del mondo. In molti casi, la pena di morte è applicata arbitrariamente senza garanzie contro errori giudiziari. La Cina continua ad allargare il numero di reati perciò è prevista la pena di morte.

A tutt’oggi, 65 reati sono punibili con la morte, e sempre più persone sono giustiziate per crimini non violenti. Gli standard internazionali stabiliscono che la pena di morte dovrebbe essere applicata solo in caso di “crimini molto gravi”.

Quasi ogni aspetto del modo in cui la pena di morte è applicata in Cina è caratterizzato da violazioni dei più basilari diritti umani.Ondate di esecuzioni spesso precedono i principali festival o eventi internazionali e solitamente accompagnano annunci ufficiali di campagne anti-crimine.

La pena di morte è stata largamente applicata durante le repressioni dell’opposizione.Decine di cittadini sono stati giustiziati sommariamente a Pechino e nel resto del Paese dopo la protesta del 1989 a favore della democrazia.Nazionalisti musulmani sono stati giustiziati nello Xinjiang in questi anni per supposto coinvolgimento in gruppi d’opposizione clandestini o attentati dinamitardi.

Un numero crescente di persone è giustiziato per reati relativamente modesti.Nel 1994 due contadini sono stati messi a morte nella provincia di Henan per aver rubato 36 mucche e macchinari agricoli del valore di 9.300 dollari.Una legge del 1983 permette processi sommari in casi che prevedano la pena di morte.Tali processi sono particolarmente frequenti durante campagne di “pulizia”.Ad esempio, durante manifestazioni pubbliche nella provincia di Guangxi nel giugno 1995,34 persone sono state condannate per spaccio di droga ed immediatamente giustiziate.

Gli imputati possono essere processati senza un avvocato e senza conoscere l’accusa fino al momento di entrare in tribunale. I verdetti sono spesso decisi prima del processo per via di pressioni politiche.Alcune persone sono condannate solo in base alle loro confessioni, a volte estorte sotto tortura.Le esecuzioni possono avvenire entro pochi giorni dalla sentenza.Gli appelli sono formalità e raramente hanno successo.  I prigionieri condannati a morte sono incatenati dal momento della sentenza fino all’esecuzione e spesso sono esposti al pubblico prima della condanna.

I prigionieri condannati sono incatenati per tutta la loro permanenza nel carcere, non possono contattare avvocati, e la loro posta è censurata. Solo poche ore prima dell’esecuzione è detto loro del fallimento dell’appello.

In questo modo, è poco probabile che possano acconsentire liberamente al prelievo organi, ammesso che essi ne siano informati. Le strette relazioni tra tribunali ed ospedali, oltre alla segretezza che circonda il processo e                        all aumentato introito generato dai trapianti per gli ospedali, fanno sorgere il fondato sospetto che in alcuni casi la tempestività delle esecuzioni possa essere collegata al bisogno di organi per i trapianti.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=285&ID_sezione=76&sezione=

 

June 29

DARFUR

 

L'informazione in Italia

Da uno studio condotto da Medici senza Frontiere e Osservatorio di Pavia è emerso che nel 2005 è stata dedicata solo un'ora all'informazione sul conflitto in Darfur. Per questo motivo è sorto in Italia Italian Blogs for Darfur un movimento d'opinione che attraverso un appello on-line chiede che venga dato uno spazio più ampio nei media italiani all'informazione sul conflitto in Darfur.

Italian Blogs for Darfur http://www.savetherabbit.net/darfur/

 

 

June 27

LA STRAORDINARIA BELLEZZA di lisa stansfield

 
June 26

LA CLASSE di nicola conte


 

'45

Mia madre era nata a Napoli, nel 1930, terza di 5 figli. Quando, nel ’45, arrivarono gli americani, lei era un’adolescente che, come tutte, sognava un paio di calze di naylon o un rossetto rosso o una boccetta di profumo…O anche, semplicemente, di  imparare a ballare il boogie woogie…

Ce la raccontava spesso, quella Napoli: gli aneddoti, gustosi o amari, com’è nello spirito dei napoletani, riaffioravano spesso nei suoi ricordi. Quella del ’45 era la Napoli affamata, sporca, col tifo, coi pidocchi, inzuppata di DDT. Col mercato nero e le tessere alimentari  Era esattamente la Napoli de “La Pelle” di Curzio Malaparte, dove la miseria ti costringeva a svendere anche la tua stessa dignità: “Drink?...signurina?”. Era la Napoli della “Tammurriata”, coi suoi “creatur’ nire nire”, dei sogni di un intero popolo, delle speranze di tutti che si riaccendevano sotto i cumuli di macerie che la guerra aveva lasciato. 

Un giorno, ci raccontava, lei e la sua sorellina minore trovarono, ben nascosta in soffitta, una giara piena di olive. La svuotarono quasi completamente, spinte da una fame incolmabile. Quando mia nonna se ne accorse, furono dolori! Non solo, ma anche gli esiti sul loro intestino furono prevedibilmente catastrofici!

Ogni volta che ci raccontava questa storiella, i suoi occhi risplendevano di allegria, di spensieratezza. E rideva... rideva.... quanto rideva! Perché in fondo, nonostante la fame, nonostante la miseria, nel ’45 lei era solo una splendida adolescente che sognava solo di imparare a ballare il boogie woogie...

il mio mare...

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IL MARE

"Buona fortuna" disse il vecchio. Adattò gli stroppi dei remi agli scalmi e sporgendosi avanti a spingere le pale nell'acqua, incominciò a remare al buio per uscire dal porto. Vi erano altre barche che prendevano il mare da altre spiagge e il vecchio udiva i tuffi e i colpi di remo pur non vedendoli ora che la luna era sotto le colline

A volte, in una barca, qualcuno parlava. Ma quasi tutte le barche erano silenziose eccettuato il tuffo dei remi. Si allontanarono le une dalle altre appena uscite dall'imboccatura del porto e ciascuna si avviò in quella parte di oceano in cui sperava di trovare pesci. Il vecchio intendeva dirigersi al largo e si lasciò l'odor della terra alle spalle e remò nel fresco odor dell'oceano del primo mattino. Vide la fosforescenza delle alghe del Golfo nell'acqua mentre remava in quella parte dell'oceano che i pescatori chiamavano il gran pozzo perchè vi era un salto improvviso di più di mille metri in cui si adunavano pesci di ogni genere a causa del mulinello creato dalla corrente contro le pareti ripide del fondo dell'oceano. Si concentravano qui gamberetti e pesci da esca e a volte frotte di calamari nelle buche più profonde, che la notte salivano alla superficie a far da nutrimento a tutti i pesci che passavano.

Nell'oscurità il vecchio sentì giungere il mattino e mentre remava udì il suono tremolante dei pesci volanti che uscivano dall'acqua e il sibilo fatto dalle rigide ali tese mentre si allontanavano librate nel buio. I pesci volanti gli piacevano molto ed erano i suoi migliori amici, sull'oceano.

Pensava sempre al mare come <<a la mar>>, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l'amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di <<el mar>> al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvage era perchè non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò.

Da “Il vecchio e il mare”.

 

June 25

UNA GUSTOSA RICETTA!! (2)

Crostata di nutella e banane

Preparazione

Mettete la farina a fontana su un piano da lavoro.
Disponete nel centro il burro ammorbidito a pezzetti, il sale e lo zucchero.
Lavorate energicamente, unite l'acqua e formate con l'impasto una palla che lascerete riposare in frigorifero per 30 minuti avvolta nella carta stagnola.
Rivestite una tortiera imburrata ed infarinata del diametro di 25 cm con la pasta.
Bucherellate il fondo con una forchetta.
Stendete sulla pasta della carta oleata e cuocete in forno preriscaldato per 40 minuti a 180 gradi.
Distribuite la Nutella sulla crostata raffreddata, coprite con le banane tagliate a rondelle e guarnite con scaglie di mandorle.

Ingredienti e dosi per 6 persone

·                                 300 g di farina

·                                 150 g di burro

·                                 3 cucchiai di acqua fredda

·                                 2 cucchiai di zucchero

·                                 3 banane

·                                 Nutella

·                                 Scaglie di mandorle

11             1 presa di sale 

·     

Totale calorie per persona: 500

UNA GUSTOSA RICETTA!

Alici in Tortiera

 

Ingredienti: 1/2 Kg di alici, olio di oliva, prezzemolo, pan grattato, succo di limone.

Preparazione

Pulire le alici e spinarle.In una teglia porre l’olio ed uno strato di alici. Su di esse mettere il prezzemolo e il pan grattato. Fare un secondo strato di alici e ricoprirle come prima. Versare il succo di un limone sopra il tutto. Infornare per 20 minuti.

June 24

FAVOLETTA

                          LA VOLPE E L'UVA
 
Una volpe affamata vide dei grappoli d'uva che pendevano da un pergolato e tentò di afferrarli. Ma non ci riuscì. "Robaccia acerba!", disse allora tra sè e sè; e se ne andò.
Così, anche fra gli uomini, c'è chi, non riuscendo per incapacità a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze...
June 23

V-DAY

IL V-DAY, IL GIORNO DELLA VERGOGNA, E' APPENA INIZIATO...
 
 
MA ANCHE LA NOSTRA RABBIA HA INIZIATO A FARSI SENTIRE....
 
 
 
GRAZIE A TUTTI GLI AMICI (Biba, Nabel, Streghaia, Fabrias, meloncino76...) CHE HANNO ACCETTATO L'INVITO A PUBBLICARE SUI LORO SPACES UN RICHIAMO A QUESTO EVENTO COSI' IGNOBILE. E GRAZIE ANCHE A CHI, CON UN COMMENTO, HA VOLUTO FARCI SENTIRE LA PROPRIA VICINANZA.
 
 
Maurizio.
 

"La rabbia è solo una grande nuvola, la quale però è fatta solo di vapore e di vento: anche se oscura il sole e sembra gigante, in realtà ha poca consistenza e prima o poi se ne va. Occorre quindi imparare a reagire a quella nuvola, senza farsi intimidire, senza provare paura: basta sapere che una nuvola, anche se oscura il sole per qualche momento, non è una cosa troppo importante e comunque è destinata ad andarsene".

Parole sagge del Dalai Lama. La rabbia, dopo un po’, scompare. Tornano gli affanni della quotidianeità, il tran-tran, l’oblio. Eppure la rabbia è un sentimento forte, vitale e che può innescare degli straordinari cambiamenti, per noi e per gli altri!

Cos’altro è necessario, allora, per mantenere sempre viva questa rabbia positiva? Qual è il fuoco sacro che può alimentarla?

E’ la MEMORIA.

La nostra coscienza c’impone di non dimenticare nulla.